Cappello Borsalino(fonte: La Stampa)

Giovanna Usuelli è morta ieri a 96 anni, senza figli: per tutti era «l’ultima dei Borsalino».
I cappelli erano al centro della sua vita. I cappelli di feltro roba da maschi? Non per Giovanna che quasi ogni giorno estraeva dalla sua sterminata collezione quello «giusto» per l’occasione e l’umore. Quando ad esempio le comunicarono che volevano consegnarle il Gagliaudo d’Oro (un premio locale, è toccato anche a Eco) la prima reazione fu: «Bellissimo, ho già in mente il cappello che indosserò». Un feltro azzurro a tesa larghissima, era fra le poche a poterlo esibire con disinvoltura.
Sul tema curò anche un paio libri e fu grazie al suo impegno incessante (e insistente) se alla fine la città salvò la preziosa «sala prove» del cappellificio facendone un Museo unico, meta anche di comitive straniere.
Quando nel 1987 fu abbattuta la  storica ciminiera emblema della Borsalino e anche un po’ della città, Alessandria (Piemonte), il cui  nome  era noto in tutto il mondo grazie al suo cappellificio Giovanna scrisse anche una sua poesia in rime baciate. Cominciava così: «Salve, sono la Ciminiera/ Sì, lo so, si è fatta sera/ e le ruspe lì di sotto/ stan per fare il quarantotto/ Sono inutile, son vecchia/ ma Alessandria in me si specchia». Potrebbe essere l’epitaffio di Giovanna Usuelli, l’«ultima dei Borsalino».

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Uso della lingua

tesa: la parte piatta del cappello che sporge in fuori (brim).
feltro: panno di lana mista a peli di animali e lavorata con speciali presse, usato per confezionare cappelli.
fare il quarantotto: modo di dire con cui si intende confusione, caos, disordine. L’uso del “quarantotto” si riferisce alle cinque giornate di Milano nel 1848.

L’ultima dei Borsalino

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