Anfiteatro a Padova

(fonte: Giuseppe Remuzzi, Corriere)

In un’intervista al Corriere della Sera, Richard Horton, il direttore di “Lancet”, rivista scientifica inglese assai prestigiosa in ambito medico, si dichiara piuttosto ottimista sullo stato della ricerca nelle università italiane. Riportiamo qualche sua affermazione:
Dell’Italia nelle prime 50 università del mondo non c’è traccia e nelle prime 200 ce n’è una sola, Bologna (183). Che effetto le fa?
«Sono molto sorpreso. L’Italia fino a metà Ottocento era il centro della cultura in Europa, dell’arte si capisce, ma anche della scienza. Eravamo noi a venire a imparare da voi. Il nostro grande Harvey, che pose le basi della medicina moderna a partire dalla scoperta che il sangue circola, non ci sarebbe mai arrivato se non fosse andato a Padova. E non è stato il solo. A quei tempi e anche prima, chiunque aspirasse ad essere un medico di valore veniva a studiare in Italia».
Oggi si è perso tutto?
«Niente affatto. Dal mio punto di vista, che è poi quello di “Lancet”, l’Italia è ancora un Paese molto forte per la ricerca medica, quello che produce più lavori in Europa. Questo è un ottimo punto di partenza per creare da voi università e istituti di ricerca di prim’ordine».

Per leggere tutto l’articolo di Giuseppe Remuzzi, clicca qui: Corriere.

Uso della lingua

arrivare in questo caso significa riuscire.

Lo stato dell’università Italiana

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