Nichi Vendola(fonte: Francesca Schianchi,  L’Espresso)
Nichi contro Silvio. Due visioni del mondo, due approcci alla vita e alla politica che più diversi non potrebbero essere.  Un uomo del nord Berlusconi e un uomo del sud Vendola.
Nichi Vendola pugliese, poeta e amministratore, cantastorie e uomo del Web, comunista e credente. L’orecchino luccicante portato con disinvoltura sopra giacca e cravatta, la fede al pollice regalo di un marinaio, «simbolo del mio matrimonio col popolo di Puglia», l’omosessualità dichiarata ma discreta, l’eloquio alato, le citazioni dotte. Un «inedito», uno che la sua campagna elettorale l’ha costruita con una banda di ragazzi che non arrivano a trent’anni. La fabbrica di Nichi, una fucina di idee senza logo di partito, «un’esperienza di cooperazione e non di competizione, come sono i partiti, ormai in crisi irreversibile», dice Vendola, decine di pullman arrivati da varie città del Nord per mettere la croce sul suo nome, al grido di «Non torno per votare ma voto per tornare », come esortava il Pci in tempi lontani gli italiani immigrati all’estero. Lui alza il tiro e punta direttamente all’avversario numero uno: «Io e Berlusconi siamo due anomalie».
Per leggere l’articolo di Francesca Schianchi, clicca qui: L’Espresso

Uso della lingua

eloquio alatolinguaggio sublime (dotato di ali)

mettere la croce: votare
alzare il tiro: puntare in alto, cioè fare una scelta ambiziosa

Nichi Vendola, il poeta con l’orecchino contro Silvo Berlusconi

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